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L'orto, il giardino...


Le piante orticole e le rotazioni

Uno dei principi di base da seguire in orticoltura è quello di non far succedere mai le colture a se stesse. Tale principio, valido anche nella pratica convenzionale, diventa di primaria importanza in agricoltura biologica, in quanto è tra gli strumenti più efficaci di cui si dispone per equilibrare l’agro-ecosistema e quindi renderlo il più idoneo possibile ad ospitare le colture.
In particolare, gli obiettivi che ci si propone con le rotazioni sono i seguenti:
- conservazione e aumento del livello di fertilità del terreno
- controllo preventivo delle malattie e dei fitofagi
- limitazione dello sviluppo di erbe infestanti
- controllo dell'autointossicazione dovuto agli essudati radicali

È bene specificare che, per raggiungere gli obbiettivi su indicati, bisogna rinunciare a priori al concetto di azienda orticola specializzata. Infatti, una corretta rotazione richiede anche l’inserimento di specie che, pur non essendo orticole, consentono di ottenere risultati di miglioramento della fertilità, di controllo preventivo dei parassiti eccetera. Per esempio, l’impianto di una coltura foraggera consente di aumentare la fertilità del terreno e di rinettare il campo, così come la coltivazione di un cereale può permettere di migliorare la struttura del terreno e di abbattere la presenza di eventuali patogeni specifici di colture orticole.

Progettare la rotazione significa stabilire la sequenza con la quale le colture si devono susseguire in un appezzamento e il tempo che deve intercorrere tra due ritorni della stessa specie in uno stesso terreno.

Rotazioni e fertilità del terreno

Con preciso riferimento al tenore della sostanza organica del terreno e alla dotazione di azoto si può dire che con le rotazioni è possibile non solo conservare a livelli ottimali queste due caratteristiche ma anche migliorarle.

Riguardo al tenore di sostanza organica presente nel terreno questo, non solo va preservato, ma anche aumentato.

A tal proposito un'adeguata programmazione delle rotazioni permette di:

- seminare, nell’intervallo tra due colture, piante da sovescio che, una volta interrate, vanno ad aumentare il quantitativo di sostanza organica presente nel terreno

- effettuare delle fertilizzazioni organiche per le colture che si avvantaggiano della somministrazione diretta e abbondante di ammendanti (peperone)

- sfruttare l’effetto residuo per quelle che invece non sopportano la diretta somministrazione di fertilizzanti organici o non richiedono quantitativi eccessivi (cipolla)

- alternare colture che richiedono lavorazioni profonde (melone), dannose a causa della veloce ossidazione della sostanza organica, con altre ad apparato radicale più superficiale e che quindi richiedono un minor approfondimento delle lavorazioni (ad esempio: lattuga, endivia, scarola, cicoria)

Il tenore di azoto, invece, può essere mantenuto sempre a livelli adeguati:

-  inserendo nella rotazione le leguminose che, come è noto, sono in grado di fissare nel terreno l’azoto atmosferico. A queste, in genere vengono fatte seguire piante forti consumatrici dell’elemento in grado di sfruttare i quantitativi precedentemente accumulati

- prevedendo, nella rotazione, l'inserimento di colture di copertura (cover crops) che, pur non avendo finalità economica, vengono impiantate per ricoprire il terreno nei periodi in cui non c’è la coltura ed evitare che le piogge dilavino l’azoto presente o erodano il suolo

Tabella 1. Fabbisogno di sostanza organica di alcune colture ortive (Guet, 1997)

Sostanza organica

Quantità da apportare è

elevata

media

scarsa

Forma da distribuire ê

 

 

 

letame fresco poco compostato ( 6 mesi)

porro, melanzana, peperone

pomodoro, melone, zucchino, cetriolo, zucche, patata

 

composto fresco

cavolo, spinacio, bietole da costa, sedano, sedano rapa

rapa, ravanello

 

composto maturo

bietola da orto

lattuga, indivia, scarola, cicoria, fagiolo, carota

aglio, pisello, cipolla



Tabella 2. Classificazione degli ortaggi in funzione del consumo di azoto

Consumo di azoto

elevato

medio

basso

cavolfiore, cipolla invernale, bietola, melanzana, patata, peperone, pomodoro, porro, sedano, sedano rapa, zucca,

aglio, cicoria, carota, cipolla estiva, finocchio, lattuga, melone, zucchina, rapa, ravanello, spinacio

fagiolo, fagiolino, fava, erbe aromatiche

 

Rotazioni e stato fitosanitario

Avvicendare più colture su uno stesso appezzamento, è il metodo che più efficacemente consente di limitare lo sviluppo incontrollato di parassiti o patogeni.

In particolare, gli effetti sono più evidenti:

- se gli organismi sono poco mobili

- se sono specifici solo di una o poche colture

Riguardo al primo caso, se l'agente è poco mobile, è il caso della mosca della carota o di patogeni tellurici quali Fusarium e Verticillium, la rotazione dovrà tener conto solo del tempo trascorso tra due ritorni della stessa specie su uno stesso appezzamento. Tale tempo sarà tanto più lungo quanto più l’organismo è in grado di sopravvivere anche in assenza della pianta ospite. L’effetto è esaltato dalle fertilizzazioni organiche che favoriscono lo sviluppo di microrganismi antagonisti del terreno e ostacolano la vitalità delle forme di conservazione degli agenti patogeni.

Se si tratta invece di parassiti abbastanza mobili (dorifora), l’effetto della rotazione sarà ottimizzato se la distanza fisica tra due appezzamenti coltivati con la stessa specie è superiore alla distanza percorribile dal parassita. Inoltre, al fine di ostacolare ulteriormente la migrazione, i campi vanno recintati con siepi o frangivento.

Riguardo alla specificità, in molti casi le malattie o i fitofagi sono per la maggior parte infeudati in una o poche famiglie vegetali. Pertanto, avvicendando le colture orticole anche con cereali o foraggere, si ottengono di norma risultati ottimali.

È chiaro quindi che, praticando orticoltura biologica, bisogna abbandonare il concetto di specializzazione che renderebbe difficoltosa se non impossibile una rotazione efficace ed ampia. In altri termini, si parlerà di azienda a vocazione orticola, nella quale si coltivano anche cereali, foraggi e tutte quelle specie che sono in grado di assicurare quella complessità dell’agro-ecosistema che è alla base della gestione biologica dei terreni.

Rotazioni e caratteristiche fisiche del terreno

Una delle più importanti caratteristiche fisiche del terreno è la sua struttura. Riguardo questo fattore, le rotazioni incidono favorevolmente:

- utilizzando piante da sovescio

- alternando colture che abbisognano di diverse profondità di lavorazione

- non facendo succedere piante che occupano lo stesso spazio (piante da radici e tuberi)

- inserendo nella successione delle colture cerealicole, da foraggio o da granella

Riguardo alle piante da sovescio, queste arricchiscono il terreno di sostanza organica e quindi, indirettamente, favoriscono la strutturazione del suolo.
Il susseguirsi, inoltre, di colture con diverse esigenze di lavorazione, consente di limitarne sia la profondità che il numero, risultato senza dubbio di primaria importanza ai fini della conservazione della fertilità del suolo. A tal proposito, la tabella 3 può fornire utili indicazioni sulla profondità di lavorazione di alcune piante ortive.

Tabella 3. Profondità di lavorazione e piante orticole

Lavorazione

Coltura

superficiale

cavolfiore, cavolo broccolo, cavolo cappuccio cavolo verza, fragola, lattuga

media

bietola da costa, fagiolo, carota, cetriolo, melanzana, pisello, peperone, zucchino

profonda

asparago, carciofo, cocomero, melone, pomodoro, zucca

 

Criteri di scelta della rotazione

Una corretta scelta dell’avvicendamento condiziona in maniera sostanziale gli effetti che tale pratica ottiene.
In relazione all’influenza che può avere nei confronti dell’agro-ecosistema, ogni coltura può essere definita:

- sfruttante, se lascia il terreno in condizioni peggiori di come lo ha trovato (frumento)

- miglioratrice, se lo lascia in condizioni migliori (leguminose)

- preparatrice, se lascia il terreno in buone condizioni di fertilità non tanto per caratteristiche proprie quanto per la tecnica colturale adottata (sarchiata)

Una buona pratica dovrebbe, in linea di massima, far alternare le categorie di colture su indicate in modo tale da recuperare con piante miglioratrici gli effetti depauperanti delle colture che sono portate solo a sfruttare la fertilità del terreno.
In modo più puntuale, in orticoltura si può obbedire al principio di alternare:

1.      piante a radici profonde (pomodoro) con piante a radici superficiali (lattuga)

2.      colture la cui parte edule è rappresentata da radici o tuberi (patata, carota) con altre di cui si utilizzano i frutti o la parte aerea (peperone, cavolo broccolo, lattuga)

3.      piante ad apparato radicale molto espanso (cereale) con piante ad apparato radicale modesto (lattuga)

4.      piante a chioma ampia (melanzana) con piante a portamento limitato (lattuga, cipolla, aglio)

5.      piante che richiedono lavori di preparazione e cure colturali più accurate e più intense (pomodoro, carciofo) con altre meno esigenti sotto questo aspetto (zucchino, cereali)

6.      piante azoto fissatrici (leguminose) con piante particolarmente utilizzatrici di azoto (patata)

7.      piante bonificatrici del terreno, modificatrici della reazione eccetera, con altre adatte a terreni per se stessi sani

8.      piante che rispetto ad un certo patogeno o fitofago sono più sensibili, con altre che invece sono meno sensibili



Non esiste una pianta oggettivamente miglioratrice o sfruttante perché ogni proprietà dipende dagli effetti che tale coltura ha su quella successiva e dagli obiettivi principali che la rotazione si propone.
Effettuare, per esempio, una rotazione secondo le modalità 1, 2, 3 permette di salvaguardare soprattutto la struttura del terreno in quanto fa avvicendare piante che abbisognano di diverse profondità di lavorazione e che esplorano il terreno con apparati radicali diversi (fittonanti e fascicolati) e a profondità diverse.
Le rotazioni del tipo 4 e 5, invece, sono più dirette a rinettare il terreno in quanto fanno alternare piante meno competitive nei confronti delle infestanti (chioma poco espansa) con altre più competitive, oppure inseriscono nella successione colture che, in quanto sottoposte a cure maggiori, come ad esempio sarchiature più numerose, consentono di abbattere la carica di infestazione del campo.
Le modalità 6 e 7, infine, guardano maggiormente alla conservazione e al miglioramento della fertilità chimica del terreno, mentre la modalità 8 riguarda soprattutto la prevenzione da eventuali problemi fitosanitari.
È chiaro che una stessa specie può avere le caratteristiche previste in più di una delle modalità indicate e, in questo caso, la rotazione raggiunge quell’obiettivo di miglioramento globale dell’agro-ecosistema che, come accennato più volte, è il principio di base dell’agricoltura biologica.

Precessioni favorevoli e sfavorevoli

Per ogni coltura è possibile stabilire il posto che occupa nella rotazione, cioè indicare le specie dalle quali è più consigliabile che venga preceduta. Di norma, la scelta viene effettuata in base a criteri di difesa preventiva dalle avversità, di miglioramento della fertilità e, in generale, di salvaguardia dell’equilibrio del campo.
Per alcune colture vengono indicate (tabella 4) le precessioni favorevoli e quelle sfavorevoli.


Tabella 4. Esempi di precessioni favorevoli e sfavorevoli relativi ad alcune ortive

Coltura

Precessioni

favorevoli

sfavorevoli

asparago

cereali, fragola

asparago, carota, patata,

bietola da coste e da orto

cipolla, fagiolino

spinacio

carciofo

bietola, frumento, patata, pomodoro,

carciofo

carota

aglio, cipolla, cucurbitacee, grano, patata, porro,

asparago, avena, bietola, orzo, prezzemolo, sedano, trifoglio

cavolo cappuccio

lattuga, cipolla, cereali, pisello, carota

brassicacee, soia

cipolla

cetriolo, leguminose, patata, pomodoro

cavolo, bietola, mais dolce

fagiolino

cavolo broccolo, cavolo cappuccio, cetriolo da industria

bietola da coste e da orto, cucurbitacee

indivia

ravanello

 

lattuga

porro, spinacio

lattuga, mais dolce

melanzana

 

chenopodiacee, cucurbitacee, solanacee

patata

cavolfiore, zucchino, melone, fagiolino, pisello, senape, cereali

melanzana, patata, peperone, pomodoro

pomodoro

bietola, cavolfiore, cereali, cipolla, crucifere, fagiolino, sovescio di graminacee, spinacio

asparago, mais, melone, pomodoro, solanacee

radicchio

pisello, porro

lattuga

spinacio

cavolo cappuccio

spinacio

zucca

 

cucurbitacee, leguminose, solanacee

zucchino

cavolo, pisello, fagiolino, fava, porro, patata, lattuga, cereali

cucurbitacee, melone, cetriolo, pomodoro

Rotazioni e controllo delle infestanti

La rotazione colturale consiste nel programmare la sequenza delle colture che si succedono nel tempo in uno stesso appezzamento. Tale pratica rappresenta uno degli accorgimenti principali da mettere in atto in agricoltura biologica, al fine di evitare l’instaurarsi di una abbondante infestazione che, oltre ad essere dannosa nei confronti della coltura, sarebbe di difficile e costoso controllo con i mezzi di cui normalmente si dispone.
L’importanza quindi della rotazione per il controllo delle infestanti risiede soprattutto nel fatto che essa rappresenta una tecnica preventiva che, correttamente associata ad altre pratiche, consente di mantenere un campo ben equilibrato anche sotto il profilo malerbologico.
La tecnica comporta i seguenti vantaggi:

-  l’instaurarsi di un’associazione floristica composta da numerose specie che, singolarmente, risultano essere presenti con bassa frequenza.
Un’associazione floristica ricca contribuisce a rendere "complesso" l’agro-ecosistema anche dal punto di vista botanico e quindi a mantenere equilibrata la flora infestante sul piano quali-quantitativo.
La conseguenza di questo fenomeno è evitare l’aumento incontrollato di specie infestanti più competitive; nell’ambito di queste ultime sono da annoverare le specie ruderali, quelle non ancora presenti nel campo, o quelle esotiche, cioè provenienti da altri ambienti. Anche tra le infestanti, così come tra gli insetti, si stabilisce una competizione che, in un agro-ecosistema in equilibrio, porta a frenare lo sviluppo incontrollato e dannoso di una o poche specie.

-  la diminuzione dell'infestazione potenziale e cioè il contenimento della quantità di propaguli (semi ed altri organi riproduttivi quali bulbi, bulbetti, eccetera) presenti nel terreno.
La monosuccessione permette la selezione di tutte quelle specie che hanno lo stesso ciclo vitale della coltura e che, in virtù di questo fatto che, dette infestanti, riescono sempre a disseminare prima che avvenga la raccolta del prodotto.
Con le rotazioni colturali, invece, è possibile inserire colture che hanno ciclo vegetativo diverso tra loro e che quindi non esercitano nessuna azione di selezione. Il vantaggio sarà maggiore qualora, a fine coltura, vengano allontanate dal campo quelle specie infestanti di più difficile controllo al fine di impedire che esse possano disseminare.
Un buon controllo delle infestanti nella coltura precedente comporta un terreno poco infestato da semi; ciò consente di far seguire, nella rotazione, una coltura con un apparato radicale non molto profondo, come il cavolfiore, e di effettuare arature superficiali che, quindi, non riportano in superficie semi dormienti.

-  la possibilità di inserire nella rotazione colture "rinettanti".
Le colture rinettanti sono specie che, a fine ciclo colturale, lasciano il campo meno infestato. Tale caratteristica deriva o da una loro proprietà intrinseca o da particolari pratiche agronomiche alle quali sono sottoposte. Tra le prime si segnalano le colture che hanno crescita veloce, taglia elevata ed investimento unitario abbastanza fitto; tra le seconde, invece, si ricordano soprattutto quelle sarchiate, quali la bietola da costa o quelle che, come la patata, sono sottoposte alla rincalzatura, pratica che consente un certo abbattimento dell’infestazione in atto e di quella potenziale.
Tra le colture in grado di abbattere l’infestazione presente sul campo si segnalano soprattutto le foraggere. Inserendo tali colture nella rotazione è possibile avvantaggiarsi della tecnica dello sfalcio che, eliminando le infestanti prima che queste vadano a seme, permette di contenere in maniera determinante l’infestazione che si esprime nella coltura successiva.
Negli ambienti siccitosi si consigliano specie con facile adattabilità al clima, quali il Trifolium incarnatum ed il Trifolium subterraneum; tali specie, oltre ad avere buone capacità rinettanti, fissano anche una certa quantità di azoto al terreno. Buoni risultati sono stati ottenuti seminando in autunno la veccia vellutata (Vicia villosa) e falciandola prima di impiantare la coltura del pomodoro. Questa tecnica ha permesso di arricchire il terreno di azoto, di trattenere le perdite di elementi nutritivi per lisciviazione durante l’inverno e, una volta effettuato lo sfalcio, di avere una pacciamatura naturale.
Le colture rinettanti, infine, sono consigliate nel caso in cui nel campo si sia instaurata un’infestazione tale da poter essere difficilmente controllata in colture scarsamente competitive nei confronti delle infestanti o non sottoposte a pratiche agronomiche particolarmente efficaci contro di queste.

-  l’ottenimento di una coltura più competitiva nei confronti delle infestanti.
La rotazione, come è noto, limita la diffusione di alcune fitopatie causate soprattutto da funghi e nematodi; questo rende indirettamente le piante più sane e vigorose e quindi dotate di maggiore capacità competitiva. Non essendoci inoltre fallanze, il campo risulta più uniformemente ricoperto e quindi toglie spazio allo sviluppo delle infestanti.





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